Eccitanti moderni - Tabacco - Conclusioni - A Giava con Honoré De Balzac

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Non è senza motivo se ho lasciato il tabacco alla fine, questo eccesso che, ultimo arrivato, oggi trionfa su tutti gli altri.
La natura ha messo dei limiti ai nostri piaceri. Dio mi guardi dal denigrare le virtù militanti dell’amore e dalPurtare suscettibilità onorabili, ma è appurato con certezza che Ercole deve la celebrità alla sua dodicesima fatica, generalmente considerata favolosa. Oggi invece le donne si affliggono molto di più per il fumo dei sigari che per il fuoco delPamore. Quanto allo zucchero, il disgusto arriva prontamente per tutti, persino per i bambini. E mentre l’abuso di liquori forti dà appena due anni di vita e quello del caffè procu­ra malattie che non permettono di continuarne la consumazione, l’uomo crede di poter continuare a fumare indefinitamente. Errore. Broussais, che fumava molto, con la sua taglia erculea avrebbe dovuto superare i cent’anni, se non avesse ecce­duto nel lavoro e nei sigari. Invece è morto recentemente, ancora nel fiore degli anni se si considera la sua costituzione ciclopica. Un dandy tabagista ha avuto la gola colpita dalla cancrena e, poiché l’ablazione è sembrata giustamente impossibile, è morto.

È inaudito che Brillat-Savarin, che nella sua opera dal titolo Fisiologia del gusto ha così ben dimostrato il ruolo che le fosse nasali e palatali giocano nel nostro modo di sentire i sapori, abbia dimenticato il capitolo sul tabacco.
Il tabacco oggi si consuma per bocca, dopo essere stato per lungo tempo aspirato con il naso. Esso colpisce due organi mirabilmente identifica­ti da Brillat-Savarin: il palato e le sue aderenze e le fosse nasali. Quando l’illustre professore com­pose il suo libro, il tabacco non aveva ancora invaso la società francese in tutte le sue parti come oggi. Da un secolo lo si consumava in pol­vere e non in fumo, mentre oggi è il sigaro che infesta la società. Non avevamo mai immaginato i godimenti derivanti dall’essere una ciminiera.

Il tabacco fumato causa sulle prime delle con­siderevoli vertigini e procura alla maggior parte dei neofiti una salivazione eccessiva e spesso anche delle nausee che producono vomito. Mal­grado questo avvertimento inviato dalla natura irritata, il tabagista persiste e si abitua. Questo rude apprendistato dura a volte parecchi mesi. Il fumatore finisce per vincere alla maniera di Mitridate ed entra in un paradiso. Con quale altro nome chiamare, infatti, gli effetti del tabac­co fumato? Fra il pane e il tabacco, il povero non esita affatto, imitato dal giovane senza un soldo che consuma i suoi stivali sull’asfalto dei boule- vards e la cui amante lavora notte e giorno.

Il bandito della Corsica, che sta fra le rocce inac­cessibili o su una spiaggia che il suo occhio può sorvegliare, per mezzo chilo di tabacco vi offre di uccidere il vostro nemico. Uomini di grande pre­stigio riconoscono che i sigari li consolano delle più grandi avversità. Se dovesse scegliere fra un sigaro e la donna adorata, un dandy non avrebbe più esitazioni a lasciarla di quante ne avrebbe un forzato a restare al bagno penale se avesse del tabacco a volontà! Che potere ha dunque questo piacere che il re dei re avrebbe pagato con la metà del suo impero ma che è, soprattutto, il pia­cere dei disgraziati? Questo piacere io lo negavo e proclamavo questo assioma:
 


Devo a George Sand la chiave di questo tesoro, anche se io non ammetto che l’hukka dell’india o il narghilè della Persia. In fatto di piaceri materiali, gli Orientali sono decisamente superiori a noi.
L’hukka, come il narghilè, è un apparecchio molto elegante. Offre alla vista delle forme inquietanti e bizzarre che, agli occhi di un bor­ghese stupito, conferiscono una sorta di superio­rità aristocratica a chi se ne serve. Il suo serba­toio, panciuto come un vaso del Giappone, sor­regge una specie di ciotola di terracotta nella quale bruciano tabacco, patchouli e altre sostanze di cui si aspira il fumo. Infatti sono diversi i pro­dotti botanici che si possono fumare, uno più divertente dell’altro.

Il fumo passa attraverso lunghi tubi di cuoio, di diverse aune, decorati di seta e di fili d’argento e il cui becco si trova appe­na sopra l’acqua profumata contenuta nel vaso, nella quale è immerso il condotto che scende dal fornello posto in alto. Quando il fumo viene aspirato passa attraverso l’acqua e in questo pas­saggio si libera del suo odore empireumatico, si rinfresca e si profuma, senza perdere le qualità essenziali prodotte dalla carbonizzazione della pianta, si assottiglia nelle spirali del cuoio e arri­va al palato puro e balsamico. Si diffonde sulle vostre papille, le satura e sale al cervello, come una preghiera melodiosa e profumata che sale verso la Divinità. Sdraiato su un divano, siete occupato senza fare niente, pensate senza fatica, vi ubriacate senza bere, senza provare disgusto, senza i ritorni sciropposi del vino di Champagne e senza le fatiche nervose del caffè.

Il vostro cer­vello acquista nuove facoltà, non sentite più la calotta ossea e pesante del cranio, volate ad ali spiegate nel mondo della fantasia, afferrate i deli­ri fluttuanti come un bambino armato di garza che insegue in una prateria divina le libellule e li vedete nella loro forma ideale, che ne favorisce poi la realizzazione. Passano e ripassano le spe­ranze più belle, non più come illusioni ma con un corpo e saltellano con molta grazia, come tante Taglioni. Voi fumatori lo sapete! È uno spetta­colo che abbellisce la natura. Le difficoltà spari­scono, la vita è leggera, l’intelligenza è chiara e l’atmosfera grigia del pensiero diventa blu. Ma quando l’hukka, il sigaro o la pipa si spengono, effetto bizzarro, la tela di quest’opera cade. A quale prezzo avete conquistato questo godimento eccessivo? Esaminiamo le conseguenze. L’esame si applica anche agli effetti passeggeri prodotti dall’acquavite e dal caffè.

Il fumatore ha soppresso la salivazione. Se non l’ha soppressa, ne ha cambiato la consistenza, con­vertendola in una sorta di densa escrezione che, se non viene espulsa dalla bocca, intasa i vasi, tura o annienta i succhiatoi, gli sfoghi, papille ingegnose il cui meccanismo mirabile può essere studiato solo con l’aiuto del microscopio di Raspail, dei quali attendo la descrizione, che mi pare di un’uti­lità urgente. Restiamo su questo terreno.
Il movimento delle mucosa, questa polpa meravigliosa situata fra il sangue e i nervi, è uno dei flussi più abilmente combinati dal grande orologiaio al quale dobbiamo lo scherzo ingegno­so chiamato Umanità.

Queste mucose, che agi­scono da intermediari fra il sangue e il suo pro­dotto quintessenziale, dal quale dipende l’avveni­re del genere umano, sono così indispensabili all’armonia interiore della nostra macchina che, nel caso di emozioni violente, si forma in noi un forte richiamo per far sostenere lo choc a qualche centro sconosciuto. La vita ne è così assetata che tutti quelli che hanno provato una grande collera possono ricordarsi della secchezza improvvisa della gola, dell’ispessimento della saliva e della lentezza con la quale essa è tornata allo stato nor­male. Questo fatto mi aveva colpito in modo così violento che ho voluto verificarlo nella sfera del­le emozioni più orribili. Ho negoziato con molto anticipo il favore di cenare con delle persone che per ragioni pubbliche vivono lontano dalla società: il capo della polizia di sicurezza e il giu­stiziere della corte reale di Parigi, tutti e due, peraltro, cittadini elettori e titolari di diritti civili come gli altri Francesi

Il celebre capo della poli­zia mi ha assicurato che tutti i criminali arrestati, senza alcuna eccezione, sono rimasti da una a quattro settimane senza la facoltà di salivare. Gli assassini la ritrovavano ancora più tardi. Il boia non aveva mai visto un condannato sputare dal momento in cui gli faceva toeletta né mentre si avviava all’esecuzione.
Vorrei riportare un fatto che corrobora la nostra argomentazione e che ho appreso dal comandante del vascello su cui ha avuto luogo.

Prima della Rivoluzione, venne commesso un furto su una fregata del re mentre era in alto mare. Il colpevole era inevitabilmente a bordo ma, nonostante le severe perquisizioni e l’abitudi­ne di osservare i minimi dettagli della vita in comune sul vascello, gli ufficiali e i marinai non furono in grado di scoprire l’autore del furto. Il fatto tenne occupato tutto l’equipaggio e, quando il capitano e il suo stato maggiore disperavano ormai di fare giustizia, il nostromo disse al comandante:
“Domani mattina troverò il ladro.”
Grande stupore.

L’indomani, il nostromo fece schierare l’equi­paggio sul castello, annunciando la sua intenzio­ne di cercare il colpevole. Ordinò a ogni uomo di tendere la mano e distribuì una piccola quantità di farina. Passò in rassegna l’equipaggio e ingiun­se a ogni uomo di fare una pallottolina con la farina mischiata alla saliva. Un uomo, mancando di saliva, non potè fare la sua pallina.
“Ecco il colpevole” disse al capitano.
Il nostromo non si era sbagliato.
Queste osservazioni e questi fatti indicano il valore che la natura attribuisce alle mucose prese nel loro insieme che riversano negli organi del gusto il superfluo, che va poi a formare i succhi gastrici, questi abili chimici che sono la dispera­zione dei nostri laboratori.

La medicina vi dirà che le malattie più gravi, più lunghe e all’inizio più tormentose, sono quelle che hanno come conseguenza l’infiammazione delle membrane mucose. La coriza, volgarmente detta raffreddore di testa, pur essendo soltanto una leggera irrita­zione delle mucose nasali e cerebrali, toglie per qualche giorno le facoltà più preziose.
In ogni modo, sopprimendo questo sfogo, interrompendo l’azione delle papille o facendo loro assorbire dei succhi che le otturano, il fuma­tore ostacola la circolazione.

Così, per tutto il tempo della sua attività, il fumatore è quasi inebetito. I popoli fumatori, come gli Olandesi, che furono i primi a fumare in Europa, sono essenzialmente fiacchi e apatici. L’Olanda non ha alcuna eccedenza di popolazio­ne. Il cibo ittiofagico al quale è dedita, l’uso di vivande conservate sotto sale e un certo vino di Touraine fortemente alcolico, il vino di Vouvray, combattono in parte l’influenza del tabacco. Ma l’Olanda apparterrà sempre a chi la vorrà pren­dere. Essa esiste soltanto a causa della gelosia degli altri governi, che non le permetterebbero di diventare francese. Il tabacco, inoltre, fumato o ciccato, ha degli effetti locali degni di nota: lo smalto dei denti si corrode, le gengive si tumefanno e secernono un pus che si mescola agli ali­menti e altera la saliva.

I Turchi, che fanno un uso smodato di tabac­co, seppure indebolito con dei lavaggi, sono sfini­ti già di buon’ora. Quelli abbastanza ricchi da possedere i famosi serragli, dove potrebbero abu­sare della loro giovinezza, sono pochi e il tabac­co, l’oppio e il caffè, tre eccitanti simili, sono le cause principali della cessazione delle loro facoltà generative. Un Turco di trent’anni equivale a un Europeo di cinquanta. Infatti la questione del cli­ma è poca cosa, se paragoniamo le latitudini, la differenza è molto piccola. Il criterium della vita­lità è la capacità di generare e questa capacità è intimamente legata allo stato della mucosa.

Conosco un’esperienza segreta, che voglio rendere nota nell’interesse della scienza e del pae­se. Una donna molto amabile adorava suo marito solo quando era lontano, caso molto raro e per­ciò notevole ma, dovendo sottostare al codice, non sapevà come fare per tenerlo distante. Suo marito era un vecchio marinaio che fumava come un piroscafo. Osservando i movimenti dell’amo­re, ella riscontrò che nei giorni in cui, per un motivo qualsiasi, suo marito consumava meno sigari era, come dicono le persone pudiche, più zelante. Continuando le sue osservazioni, trovò una correlazione fra i silenzi dell’amore e un maggiore consumo di tabacco.

Cinquanta sigari o sigarette - a tanto arrivava - le procuravano una tranquillità molto più ricercata dato che il mari­naio apparteneva alla razza perduta dei cavalieri dell’Ancien Régime. Felice di questa scoperta, ella gli permise di ricominciare a ciccare, abitudi­ne che egli aveva abbandonato per lei. Dopo tre anni di cicche, di pipe, di sigari e sigarette com­binati insieme, ella divenne una delle donne più felici del regno. Aveva un marito senza il matri­monio. - “La cicca ci consente di tenere sotto controllo i nostri uomini” mi diceva un capitano di vascello dotato di notevole senso di osserva­zione.
 


Il monopolio dei tabacchi provvederà sicura­mente a controbattere queste mie fondate osser­vazioni sugli eccitanti gravati da imposta. Oso affermare che la pipa, che priva l’uomo di una certa quantità di energia, è grandemente respon­sabile della tranquillità della Germania. Il fisco, per sua natura stupido e antisociale, non esitereb­be a precipitare una nazione negli abissi del creti­nismo, pur di procurarsi il piacere di far passare degli scudi da una mano a un’altra, alla maniera dei giocolieri indiani.
Ai nostri giorni, vi è in tutte le classi una pro­pensione all’ubriachezza, che i moralisti e gli uomini di Stato devono combattere perché l’ubriachezza, sotto qualunque forma si manifesti, è la negazione del movimento sociale. L’acquavi­te e il tabacco minacciano la società moderna. Quando si sono visti a Londra i palazzi del gin, si capiscono le società di temperanza.

Brillat-Savarin, uno dei primi a notare l’influenza sui destini umani di ciò che entra nel­la bocca, avrebbe potuto insistere sull’utilità di innalzare la sua statistica al rango che le spetta, facendone la base sulla quale operano i grandi intelletti. La statistica deve rappresentare un bilancio delle cose e far luce sulle gravi questioni sollevate dagli eccessi di oggi, che si rifletteranno sull’avvenire delle nazioni.
Il vino, bevanda eccitante delle classi inferiori, ha un principio nocivo dentro al suo alcool ma, almeno, richiede un tempo indefinibile, che varia secondo gli organismi, per fare arrivare l’uomo alla combustione istantanea, fenomeno molto raro.

Quanto allo zucchero, la Francia ne è stata a lungo priva e le malattie di petto, che hanno stu­pito gli statistici della medicina per la loro fre­quenza nella generazione nata fra il 1800 e il 1815, possono essere attribuite a questa privazio­ne. All’opposto, il suo consumo esagerato può provocare delle malattie cutanee.
Certo, l’alcool che è alla base del vino e dei liquori dei quali abusa la stragrande maggioranza dei Francesi, il caffè che fa parte delle eccitazioni patrizie, lo zucchero che contiene delle sostanze fosforescenti e flogistiche e il cui uso sta diven­tando enorme, cambieranno le condizioni gene­rative. È ormai acquisito alla scienza che una die­ta ittiofagica influisce sui prodotti della genera­zione.

Il monopolio è forse più immorale di quanto non lo fosse il gioco, più corruttore e antisociale. L’acquavite è forse una fabbricazione funesta e gli spacci dovrebbero essere sorvegliati. I popoli sono dei bambini e la politica dovrebbe essere la loro madre. L’alimentazione pubblica presa nel suo insieme è una parte immensa della politica, ma è la più negletta e ancora nel periodo infantile.
Questi cinque tipi di eccesso si somigliano tut­ti nel risultato: sete, sudore, distruzione delle mucose, perdita delle facoltà generative ne sono le conseguenze. Che questo assioma sia dunque acquisito alla scienza dell’uomo:



L’uomo dispone di una somma di forza vitale, distribuita ugualmente fra la circolazione sangui­gna, mucosa e nervosa; assorbire l’una a profitto delle altre è causare un terzo di morte. Infine, per riassumere con un’immagine assiomatica:



Graziella Martina è autrice e traduttrice nel campo della narrativa di viaggio.
Per la nostra casa editrice ha curato L’arte di viaggiare di Francis Galton, / profumi dei viaggi di Rudyard Kipling La vita errante di Guy de Maupas- sant e il Viaggio in Spagna di Prosper Mérimée.



 
 
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